Filosofeggiando sulla consapevolezza

Consapevolezza… Molte persone la definiscono una pratica che comporta l’apprezzamento della pienezza di ciascun istante della nostra esistenza, la messa in discussione della nostra visione del mondo, della posizione che vi occupiamo e un qualcosa che riguarda il mantenimento del contatto con la realtà; altri la definiscono come uno stato nel quale la mente osserva qualcosa senza accettarlo o rifiutarlo, un vedere le cose come realmente sono, senza essere “ofuscati” dai sentimenti, dai giudizi o dall’umore del momento; altri ancora la vedono come una forma di energia che permea tutto l’universo, altri come un risultato di lunghe pratiche meditative. Mille modi diversi di vedere un concetto!

Sicuramente la consapevolezza non è un semplice “essere informati” sulle cose (e per cose intendo sia tutte le “cose” di questo mondo, sia tutte le nostre “cose” interiori), e nemmeno conoscere queste cose, in modo più o meno approfondito, è sinonimo di esserne consapevoli.
La consapevolezza è qualcosa di più “intimo”, un qualcosa di più emozionale che intellettuale, una forma di conoscenza interiorizzata e perfettamente in armonia con il nostro essere. Si diventa consapevoli di qualcosa solo quando se ne fa esperienza diretta e non semplicemente leggendo o studiando argomenti random qua e là.
Il classico esempio del bambino che si scotta con il fuoco calza a pennello: un genitore può avvertire il bimbo in ogni modo di non mettere la mano sul fuoco perchè brucia, ma fino a quando il bimbo non sperimenterà questa cosa non ne sarà pienamente consapevole.
Una volta che si è consapevoli di qualcosa è difficile tornare indietro: la consapevolezza inevitabilmente direziona la nostra vita, le nostre scelte, le nostre azioni, la tipologia dei nostri pensieri, dei nostri valori e il nostro senso dell’etica.

Per me la consapevolezza é un po’ una caratteristica intrinseca dell’essere umano (in alcune persone è più viva e presente, in altre è più sopita), bisogna solo scegliere di utilizzarla e coltivarla (é un po’ come quando si sceglie che scuola fare, che lavoro fare o che direzione dare alla propria vita).. É un tipo di “attenzione” che produce maggior lucidità, chiarezza ed accettazione della realtà in atto; ci permette di trovare (e mantenere, grazie ad una scelta consapevole che rinnoviamo istante per istante) il senso di gratitudine e amore verso tutte le cose della vita (belle o brutte che siano).

Indubbiamente è un punto di arrivo, ed è bello poter fantasticare sul fatto che un giorno si potrà vivere in modo pienamente consapevole.

Lascia un commento

Il tuo indirizzo email non sarà pubblicato. I campi obbligatori sono contrassegnati *