Scelte alimentari (e non solo)

Dopo mille inizi e cancellamenti degli inizi, mi trovo davanti al monitor a non avere scritto ancora mezza riga.
Ho un problema: cercare di rendere chiaro e semplice un argomento piuttosto complesso.

Argomento: scelte alimentari! Tema che in questi ultimi tempi, per qualche strana ed oscura ragione, scatena le più grandi e accese polemiche.

 

Ah, piccolo disclaimer: ciò che scrivo sono pensieri PERSONALI; non sto dicendo che siano giusti/sbagliati/sensati/non sensati. Nel totale rispetto di chi ha una visione diversa dalla mia e dell’INDIVIDUALITA’ di ogni persona , non voglio convincere nessuno, indurre conversioni religiose, NE TANTOMENO ESPRIMERE GIUDIZI MORALI. Le parole che stai per leggere hanno la sola funzione di descrivere (per come riesco) la mia visione delle cose.

 

Chi mi conosce, sa bene che non mangio determinate cose: no carne, no pesce, no latte e derivati, no uova.  Potrei usare l’aggettivo “VEGAN”, ma sono cauta nel farlo: in questo caso potrebbe essere fuorviante e anche molto riduttivo, trovo che l’utilizzo di un’etichetta di questo tipo crei troppi confini, e questo non è il mio scopo, almeno in questo momento.

Ho deciso di scrivere questo post a seguito di parecchie domande sul perchè mangio come mangio!

La risposta più immediata e banale potrebbe essere: perchè sento che va bene così!
Ma cerchiamo di approfondire di più la questione.

E’ circapiùomenoquasi un terzo della mia vita che ho cambiato alimentazione, e il tempo ha fatto sì che io riflettessi su parecchie questioni riguardanti questo argomento.

Torniamo alla domanda iniziale: PERCHE’?
Potrei cominciare ad argomentarti le questioni classiche che un vegano medio racconta ad amici, parenti e conoscenti: questioni etiche, ecologiche, salutistiche o addirittura filogenetiche della specie umana, ma che non sento mie al 100%; o meglio, personalmente le sento come dei corollari a qualcosa di più profondo.

Mi spiego!

A chi non è capitato di compiere delle scelte, anche piuttosto importanti come il percorso di studi da intraprendere, cambiamenti nella propria vita sentimentale, lavorativa o intima e personale, in via non del tutto razionale? Ci sono scelte che secondo me esulano (magari solo superficialmente) da una totale comprensione conscia delle motivazioni sottostanti.
Ci sono scelte parzialmente guidate da una parte razionale, ma il peso maggiore è dato da un sentimento e/o una sensazione di un qualcosa di “giusto”, un qualcosa di più profondo che sfugge ai sistemi logici di ragionamento classico a cui siamo abituati, ma non per questo meno forte, anzi. Oggettivamente (sembra un paradosso), parliamoci chiaro: le nostre scelte sono guidate perlopiù dalle sensazioni!

Ecco, la scelta di non mangiare più animali è stata generata da una serie di sensazioni:
Da una sensazione di “amore per la vita”, dal fatto di riconoscere l’unicità di ogni essere e di rispettare questa unicità quanto più possibile. Una sensazione che probabilmente è nata dal semplicissimo fatto di osservare un essere vivente negli occhi. Lo hai mai fatto? Non un semplice sguardo, parlo di un’osservazione più profonda che necessita di qualche istante in più di quel che sei normalmente abituato.
Da una sensazione di “voler prendermi cura di…”. Prendermi cura della Vita (e quindi delle vite) nel miglior modo possibile e con il mezzo di cui credo di disporre: la scelta consapevole delle mie azioni! Una scelta che non riguarda solo il campo alimentare, ma anche quello cosmetico, l’abbigliamento, ecc ecc fino a toccare sfere più personali come il voler essere coerente alla mia moralità.
In passato mi sono chiesta: che diritto ho di decidere della vita di qualcun altro? Siamo esseri umani, e abbiamo millemiliardi di capacità in più rispetto ad un animale, capacità che personalmente, da essere umano, mi sento in dovere morale di mettere a servizio di un magnifico equilibrio che permea questa vita, seguendo il consiglio di Baden-Powell che ha detto: “Cercate di lasciare questo mondo un po’ migliore di quanto non l’avete trovato”.
Da una sensazione di “ingiustizia” nel togliere una vita a qualcun altro per nutrirmene quando posso tranquillamente farne a meno: mi rendo conto di vivere in un contesto sociale estremamente agiato nel quale ho la possibilità di scegliere cosa, come, quanto e quando mangiare. Ogni giorno faccio tesoro di questa fortuna e scelgo di nutrirmi nel modo in cui sento di creare meno sofferenza possibile.
La sento anche un po’ come una forma di gratitudine nei confronti di quello che vivo.

Tutte queste sensazioni si attengono alla mia personalissima SFERA MORALE, e qui colgo l’occasione per parlare di etica e morale.
Molti vegani dicono di esserlo per ragioni etiche. Sacrosantissime ragioni alle quali anche io spesso e volentieri mi unisco, ma con la consapevolezza che le questioni etiche variano da contesto a contesto, mentre le questioni morali attengono più ad un qualcosa di personale, un qualcosa di più intimo e difficilmente “relativizzabile” (in questa categoria ci metterei dentro le condizioni da lager di molti animali negli allevamenti intensivi). Ci sono realtà in cui ciò che noi (e per “noi” intendo uomo medio occidentale) riteniamo etico, decade completamente perdendo valore.

Un discorso simile può essere fatto per la questione ambientale. Senza dubbio l’impatto ambientale di un allevamento (specie se intensivo) è devastante, più di quanto lo sia un campo di qualsiasi cosa coltivabile, ma secondo me questo gran dilagare di problemi è dovuto un po’ allo stile di vita assurdo a cui siamo abituati: compra, consuma, spreca, compra, consuma, spreca (compra, consuma, crepa-CCCP) e via così in un loop senza fine; questo non solo in ambito alimentare, dove ogni giorno si buttano via tonnellate di cibo, ma da tutte le parti, per ogni cosa: tra tutte le cose che hai, quali sono quelle che realmente ti servono?
Non sono una di quelle persone che va contro ogni forma di allevamento, anzi, seppur non condivida al 100% mi rendo conto che fin da sempre gli animali sono stati allevati dall’uomo, e probabilmente sarà così per ancora taaaaantissimo tempo. Ci sono realtà in cui l’allevamento è la principale fonte di sostentamento (poi mettiamoci dentro anche le tradizioni, gli aspetti culturali, ecc) e va benissimo così.
Ciò che mi fa rabbrividire sono le condizioni degli allevamenti intensivi, dove l’animale perde completamente la sua dignità, diventando simile ad un oggetto come può essere un detersivo per i piatti.
Sono due modi totalmente diversi di trattare gli animali, per nulla paragonabili, quindi mi fermo qui perchè il discorso diventerebbe troppo lungo.

Analogamente c’è la questione salute. Tantissime persone diventano vegane per risolvere disturbi più o meno gravi, avendo esiti sia positivi che negativi. Ecco, forse è proprio il discorso salute quello che suscita più scalpore, probabilmente perchè è quello che ci tocca più da vicino. In questo campo si dice tutto ed il contrario di tutto: ci sono studi scientifici che dicono una cosa, e altri studi che disconfermano quella cosa.
Non ho nè le conoscenze, nè le competenze per potermi esprimere a riguardo, ma posso dire che non ho mai visto una verità assoluta e monolitica.
Credo che la salute sia un argomento piuttosto complesso, difficilmente trattabile con delle sole argomentazioni di tipo alimentare.

Come dicevo all’inizio, tali questioni le prendo con un po’ di relativismo, apertissima al dialogo, ma consapevole che le opinioni sono tante quante le persone nel mondo (e anche io ho le mie, ma anche in questo caso il discorso si dilungherebbe veramente troppo).

 

In conclusione

Mi piacerebbe solo invitarti a riflettere, in questo caso a riflettere su ciò che stai portando alla bocca, che sia di origine animale, vegetale, aliena o altro ancora: che cosa mangi? Che storia ha? Da dove arriva? Quanti km ha percorso (se ne ha percorsi)? Che cosa comporta il fatto di mangiare quella cosa lì? Che vita ha avuto? Ha generato sofferenza? Quante risorse energetiche sono state utilizzate per produrla? Insomma, poi ognuno si può porre le domande del caso.

Siamo esseri estremamente abitudinari: la maggior parte delle cose che facciamo sono guidate da una sorta di “pilota automatico” interno che spesso ci fa agire senza che noi ci poniamo delle domande sul significato e sulle conseguenze delle nostre azioni (il che può essere sia un pregio che un difetto, l’importante è esserne consapevoli).
Questo pilota automatico ha tante madri: contesto sociale, contesto familiare, contesto educativo, fattori personali ecc..
La cosa importante secondo me è che tu rifletta, ma che rifletta veramente, con la TUA testa e non con la testa del tuo vicino di casa, dei tuoi genitori, del tuo guru del momento o di qualche moda. E mi auguro che queste tue riflessioni, qualunque esse siano, siano seguite da delle azioni quanto più coerenti, nel totale rispetto del tuo essere fisico, psicologico e spirituale, della tua integrità morale, del tuo livello di sensibilità, ma anche nel rispetto di ciò che ti circonda e del bellissimo equilibrio di cui tu fai parte.

 

Ti ringrazio se sei arrivato fin qui, e mi scuso per aver toccato in modo superficiale molti argomenti (ma capiscimi, le cose da dire possono essere infinite)!
Se sei interessato a qualche approfondimento scrivimi perchè mi farebbe molto piacere un confronto.
Buona riflessione!

2 pensieri su “Scelte alimentari (e non solo)

  1. Bellissime considerazioni, brava Natalia. Mi trovo molto d’accordo sulla questione delle sensazione, anch’io intuitivamente sento che questo è il miglior modo per me di nutrirmi. Un abbraccio,
    Alessia

  2. Cara Natalia, sn d’accordo cn te su moltissimi argomenti, dal bisogno d salvaguardare la dignità di ogni essere vivente al fatto ke il cibo ke introduciamo è ben diversa più d un mero contenuto d molecole alimentari.
    Purtroppo io ho preso questa consapevolezza e l’ho cestinata. Nel senso ke in questo momento della mia vita nn sn in grado di dare la giusta importanza all’etica e alla morale del mio comportamento alimentare. Io mangio ciò ke sento giusto x me. A livello di palato infiskiandomene d salute, etica, morale, spreco, inquinamento e religione. Sento ke questo stato di enorme egoismo, ke uso nei confronti del mondo ke mi circonda, mi serve ad appagare una sorta di trattamento avverso ke ho avuto dal mondo stesso. Sn ben consapevole ke si tratta di una reazione molto infantile e poco matura qual un uomo della mia età e posizione dovrebbe detenere, ma in questo momento va così. Magari tra un anno sarà diverso..
    Bacione Natalia, t ammiro. Continua così.

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