Autorealizzazione e intersoggettività

Nei giorni passati riflettevo sul fatto che viviamo in periodo storico strano, fatto principalmente da contraddizioni.
Questo pensiero è nato dal fatto di osservare come siamo tutti iperconnessi: abbiamo i social che ci permettono di sapere cosa fanno i nostri amici, di condividere con gli altri cosa facciamo, grazie ad internet possiamo contattare il nostro amico che sta dall’altra parte del mondo alla stessa velocità di come se fosse seduto al nostro fianco.
E’ una cosa che trovo meravigliosa, eppure percepisco una nota stonata: ci sentiamo sempre più soli, siamo sempre più soli e ci comportiamo sempre più come se fossimo soli.
Mi spiego prendendola un po’ alla larga.
Da un punto di vista superficiale, buona parte dei problemi che abbiamo si può categorizzare come un problema dovuto alla mancanza, o cattiva comunicazione. Si soffre perchè gli altri non capiscono quello che vogliamo dire, si creano conflitti perchè non capiamo cosa realmente le altre persone ci stanno comunicando, ma si soffre anche perchè le varie parti da cui siamo composti comunicano male fra loro creando incomprensioni, conflitti interiori, pensieri limitanti ecc ecc…
Viviamo in un mondo in cui abbiamo tantissimo. Abbiamo tantissimi modi per comunicare, ci scambiamo una quantità infinita di parole.. Ma la QUALITA’?

[Premessa doverosa: in questa sede le parole ego/egoismo verranno usate come sinonimi in un’accezione puramente negativa. Gli aspetti positivi e approfondimenti di ego ed egoismo verranno trattati un’altra volta per non annoiare]

Che cos’è che fa si che noi non riusciamo a comunicare bene? L’EGO.
Pensaci. Quando sei arrabbiato pretendi che l’altra persona capisca esattamente le tue ragioni e le condivida, e solitamente non fai alcuno sforzo per porti diversamente: questo è ego.
Quando un’altra persona è arrabbiata con te, solitamente non fai alcuno sforzo per far sì che quella persona possa esprimere meglio le sue ragioni: questo è ego.
Quando una parte di te vuole a tutti i costi sovrastare le altre, quello è il tuo ego che si manifesta.
L’ego è quella parte di noi che ci fa permanere in uno stato di sofferenza: siamo chiusi e non aperti alla vita, alle relazioni e alle nuove esperienze perchè troppo concentrati su noi stessi.

C’è chi dice: “l’essere umano è per natura egoista”. Non è esattamente così, vediamo da dove arriva questo pensiero.
Senza ad andare a rispolverare le teorie geocentriche del sole che gira attorno alla terra, o l’uomo al centro del mondo, o alla legge del più forte o altre teorie abbondantemente superate; partiamo da un neonato.
Il neonato, un esserino profondamente egoista, che pensa solo a sè stesso e che è attaccato alla mamma solo perchè questa gli dà da mangiare e soddisfa i suoi desideri generando piacere nel piccolo. Buona parte della psicologia ci ha fatto credere questo per un sacco di tempo (fortunatamente le cose stanno cambiando).
E’ veramente così? Da un punto di vista superficiale si, ma andiamo nello specifico.
E’ vero che il neonato è attaccato alla mamma, ma non per una questione di cibo e bisogni. C’è un altro meccanismo alla base che fa sì che l’attaccamento sia una conseguenza, non un istinto innato. Questo meccanismo è un istinto di “sintonizzazione emotiva” con la mamma. Il bambino è naturalmente portato a sintonizzarsi con la mamma, questa cosa si chiama intersoggettività ed è una meravigliosa danza di sguardi, di carezze, di suoni dolci, di coccole e di sorrisi. Studi scientifici dimostrano che ancor prima del cibo, il bambino ha bisogno di RELAZIONI POSITIVE, e se queste non si presentano, il bambino si lascerà morire.
L’intersoggettività crea le condizioni per il manifestarsi dell’attaccamento, ma questo è un altro discorso.
A noi ora ci interessa sapere che siamo naturalmente portati a vivere relazioni positive, è un nostro istinto e un nostro bisogno primario, più forte del cibo, del sonno o altro ancora: abbiamo bisogno sintonizzarci emozionalmente con gli altri, abbiamo bisogno di rendere felici gli altri, abbiamo bisogno di relazionarci con gli altri, abbiamo bisogno di interagire creando un senso condiviso e positivo della realtà. Ne abbiamo bisogno come l’ossigeno.
Poi mentre cresciamo qualcosa va storto e cominciamo a chiuderci in noi stessi (colpa dell’ego).

Immagina l’ego come una casa, la casa dei tuoi sogni: un giardino stupendo, magari con una piscina se la desideri, una casa con l’arredamento che hai sempre desiderato, ricca di ogni confort.
All’interno di questa casa tu stai benissimo, eppure ogni tanto ti tocca uscire. E cosa ti succede quando sei fuori? Desideri che tutto il mondo sia confortevole come casa tua, che tutto il mondo funzioni come casa tua e che tutto il mondo soddisfi i tuoi desideri di felicità come casa tua. Quando sei fuori casa provi una sensazione di disagio e di paura che fai fatica a gestire e provi a fronteggiare queste sensazioni cercando di manipolare il mondo esterno affinché sia simile a casa tua.
Eppure, più cerchi di cambiare il mondo esterno, più ti rendi conto che questo non cambia, e più cerchi di fare le cose a modo tuo e meno ti senti a casa.

Tutti funzioniamo in questo modo e siamo attaccati alla nostra casa immaginaria. Ci sono persone, però, che hanno realizzato che non è cercando di cambiare il mondo esterno secondo i nostri desideri che stiamo meglio, ma stiamo meglio solo quando realizziamo uno stato interiore di pace, serenità e amore. Questa è l’AUTOREALIZZAZIONE!

E a proposito di autorealizzazione, riporto qui delle parole di Mauro Scardovelli, perchè penso che abbia espresso in modo chiaro e semplice la vera essenza dell’autorealizzazione:

“Io mi realizzo veramente e realizzo il mio bene, ma in relazione a che cosa? Al bene degli altri! Co-evolvo insieme al bene degli altri. Non realizzo il mio bene separatamente dagli altri: quella è un’altra fondamentale illusione narcisistica!
Realizzare chi sono: “IO FINALMENTE MI VOGLIO BENE”.. Attenzione! A persone che dicono così bisogna stare lontanissimi, perchè vogliono bene a loro, a sè stessi, escludendo gli altri.
E allora torneremmo a Eraclito quando dice: “La fonte di tutto è una: POLEMOS”, la guerra; perchè ogni ente, per mantenersi, deve difendersi da tutti gli altri. E continua Eraclito: “ogni essere umano addormentato, vive nel proprio mondo”, e quindi che cosa può realizzare? La SUA esigenza, il SUO bene, sottolineando soprattutto SUO, mettendo molto sullo sfondo “bene”, e togliendo del tutto dalla frase il “bene insieme a quello degli altri”, cioè il bene comune.

Sono mille i modi in cui gli esseri umani sanno ingannare sè stessi. Aiutare un essere umano è difficilissimo perchè è diabolicamente preparato a difendersi da ogni forma di aiuto che può ricevere dall’esterno, è diabolicamente preparato a rifiutarlo.
Riprendendo i grandi temi classici, Platone e Aristotele ci dicono: ognuno di noi è un bene e realizzare CHI SIAMO è un bene.. ma per chi? Per noi, per tutti gli altri, per la famiglia, per la città e per la Polis.
Quindi quando io mi realizzo, non sono mai in conflitto con gli altri! Se lo sono, vuol dire che non sto realizzando il mio bene. Attenzione, sto dicendo “non sono in conflitto con l’ANIMA (l’essenza profonda della persona) degli altri”, ma con l’EGO degli altri è diverso: quanto più mi realizzo tanto più sono in conflitto con l’ego degli altri. Ed ecco qui la necessità per alcune persone di sapersi isolare dai contesti dove abitano, perchè sono contesti tossici in cui ci si allea per rimanere stagnanti nei livelli bassi della coscienza.
Quindi l’ego non perdona chi cerca di assecondare l’anima, perchè l’anima e l’ego sono incompatibili.
Nella mistica si dice che l’ego deve essere sciolto, deve morire affinchè l’anima possa vivere.
L’ego va visto come un seme, un passaggio. Il seme muore, ma se il seme vuole continuare a rimanere seme non può diventare un albero. E lo stesso è l’essere umano.

 

La maggioranza di noi è abituata a vedere l’autorealizzazione come un percorso un percorso iper-individuale dal quale il resto del mondo viene escluso; questo è l’ego.
Apriamo il nostro cuore; non possiamo pensare di autorealizzarci separatamente dagli altri. Siamo dei soggetti interconnessi e viviamo in un brodo di intersoggettività.
Facciamo tutti parte dello stesso sistema, siamo come un grande organismo.
Immagina per un attimo che il tuo cuore cominci a fare i suoi comodi pensando: “mah, io oggi mi sento stanco, facciamo che batto un po’ di meno”. Sarebbe un problemino, giusto?
Le cellule del cancro sono cellule egoiste: cominciano a farsi i fatti loro mettendo a rischio l’intera vita dell’organismo.
Oltre al cancro come malattia fisica, quanti cancri abbiamo al giorno d’oggi? Quanti cancri a livello sociale, culturale, politico, ambientale, economico?

Compi scelte di vita consapevoli, porta la consapevolezza in ogni azione quotidiana: come ti relazioni con le persone, come mangi, come impieghi il tuo tempo, come scegli i prodotti che utilizzi, come ti prendi cura di te stesso, come ti comporti, ecc ecc..
Sii consapevole delle tue azioni, sii consapevole del fatto che ogni tuo gesto, anche il più piccolo, ha delle conseguenze; e fa che queste conseguenze siano positive per te stesso, per gli altri e per meraviglioso equilibrio di questo pianeta.

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