Loading...

GUARDARE LONTANO PER STARE BENE

Potrebbe essere una frase valida in ogni ambito della vita. Ci avete mai pensato?

Quante volte ci è capitato di sentirci afflitti per dei problemi che credevamo insormontabili, ma poi, guardandoli più da lontano (o guardando proprio oltre), ci siamo sentiti sollevati?

Stessa cosa vale per ogni “inizio”: quando iniziamo un nuovo lavoro, un nuovo percorso di studi o una nuova esperienza, spesso ci sentiamo presi dall’ansia se ci fermiamo a guardare le cose sul breve termine: dobbiamo guardare lontano, dobbiamo guardare la meta per riuscire ad avere la forza e la motivazione di muovere i primi passi.

Da 1 anno a questa parte sto spostando tutte le mie energie lavorative sulla fotografia, ma fotografo da tantissimi anni.

Sono una fotografa e solo ieri, dopo l’evento “Incontriamo l’oculista” della Fondazione Salmoiraghi & Viganò, ho riflettuto su quanto fosse importante per me l’atto di guardare.

PS: Ho partecipato al secondo di un ciclo di incontri che durano per tutto il mese di ottobre. Puoi trovare maggiori informazioni sul mio precedente articolo e puoi iscriverti ai restanti eventi al seguente link

Ci sono tante, tantissime piccole cose quotidiane che diamo per scontate perchè le viviamo ogni giorno con il pilota automatico senza porci l’attenzione. Sono quelle cose che rendono bella la nostra vita: la possibilità di muoverci liberamente, la possibilità di assaporare cibi che ci piacciono, la possibilità di ascoltare parole e suoni senza impedimenti.. e la possibilità di guardare in modo vivido e consapevole tutto quello che ci circonda.

Buona parte della qualità del mio lavoro si basa su come io riesco a guardare gli oggetti, le persone, e ciò che le circonda. Posso dire che la vista è uno dei 5 sensi più importanti, almeno per me (insomma potrei fare ugualmente foto belle anche se non sentissi i sapori dei cibi… o forse farei foto più tristi, chissà).

Mi sono sentita veramente grata di godere di un’ottima vista dopo aver riflettuto per qualche istante su come sarebbe la mia vita se non ci vedessi bene! 

Dopo aver partecipato all’evento mi sono resa conto che, inconsapevolmente, ho sempre messo in atto tecniche di “igiene visiva” che hanno contribuito alla mia ottima vista.

Partecipare all’incontro della Fondazione Salmoiraghi e Viganò è stata un’esperienza interessante e stimolante. Gli ospiti erano il prof. Giovanni Alessio, Medico Oculista, Direttore del reparto di Oftalmologia del Policlinico di Bari, il Prof. Francesco Boscia, Medico Oculista, Professore Ordinario malattie dell’apparato visivo Università di Bari e la Dott.ssa Maria Carmela Costa, Medico Oculista, Responsabile del centro di ipovisione e riabilitazione visiva dell’Ospedale Vito Fazzi di Lecce.

Dico stimolante perchè con un linguaggio estremamente semplice e accessibile a chiunque, si sono affrontati i temi complessi come quello dei disturbi visivi e della loro prevenzione.

Un breve riassunto

Per prima cosa si è parlato di come viene svolta un’anamnesi oculistica, quali sono gli esami diagnostici principali, quali sono i deficit visivi più comuni che però non vengono corretti, quali sono le malattie principali che possono essere prevenute con delle semplici visite oculistiche, come è fatto l’occhio soffermandosi poi su come è fatta la cornea e dei principali disturbi a carico di questa parte dell’occhio, si è parlato di affaticamento visivo e di come alleviarlo, si è parlato di igiene visiva e infine dell’importanza dell’utilizzo di lenti idonee ai propri bisogni qualora ci fosse la necessità.

Cosa mi ha colpita maggiormente

Prima cosa interessante – una valutazione sistemica

Anche in ambito oculistico si tende ad avere sempre più un approccio biopsicosociale. Che vuol dire? In parole semplici: si considera un malfunzionamento biologico (aka “malattia” – che sia dello stomaco, della testa, del cuore, dei polmoni o in questo caso degli occhi), non solo come uno sterile malfunzionamento, ma viene contestualizzato in una situazione più ampia che tiene conto di come questo impatti sulla psiche dell’individuo e sul contesto sociale in cui si trova (e quindi sulla qualità della vita in generale). 

Sembra una banalità, ma fino a non molti anni fa non lo era! Probabilmente è anche per questo motivo che sempre più figure professionali hanno iniziato a parlare di prevenzione!

Seconda cosa interessante – la regola del 20 20 2

Qui si parla di igiene visiva, probabilmente la miglior forma di prevenzione per tanti disturbi come la miopia, l’affaticamento visivo e la secchezza oculare.

È una cosa semplicissima: dopo ogni 20 minuti di lavoro al pc/tablet/smartphone/quaderno/libro, si prendono 20 secondi di pausa nei quali si guarda qualche oggetto molto distante da noi. Il 2 sta per 2 ore consigliate all’aperto dove lo sguardo può spaziare “verso l’infinito e oltre” (e insieme a lui magari anche i pensieri e la fantasia).

È il consiglio che mi ha colpita maggiormente, tanto da influenzare il titolo di questo post.

Ti racconto una cosa: la maggior parte della vita l’ho trascorsa in una piccola città in provincia di Torino dove quello che l’occhio vede maggiormente è ciò che stai vedendo nella foto in cima a questo post. Qualche anno fa, per motivi universitari, mi sono trasferita a Torino. Di quel periodo ho dei bei ricordi, ma anche una sensazione spiacevole (l’unica) che mi ha accompagnata per tutta la durata del tempo: quello che i miei occhi vedevano era tutto molto vicino! Quando uscivo la cosa più lontana che riuscivo a vedere era il palazzo di fronte a me che, se andava bene, si trovava ad una quindicina di metri. Un po’ un trauma per una persona abituata a vedere l’orizzonte che si perde.
Probabilmente una persona nata e cresciuta in una grande città nemmeno ci fa caso, e nemmeno può pensare che una cosa del genere crei disagio ad un essere umano.

Però un pochino di disagio alla vista lo crea: evolutivamente parlando non siamo nati per fissare per tante ore di fila schermi o oggetti piccoli davanti a noi. Questo stile di vita è molto recente su scala temporale e probabilmente i nostri occhi non si sono ancora adattati a questa cosa: siamo nati per guardare lontano, per una questione di sopravvivenza (e ai giorni nostri per una questione di salute).

Ma ritorniamo on point.

Cosa può fare un oculista per te

Beh, se hai dei disturbi può far sì che questi non peggiorino, può migliorarli o può darti dei consigli in modo tale che questi disturbi non ti creino grossi disagi nella vita quotidiana (della serie “se non puoi curarlo, puoi gestirlo”).

Se non hai dei disturbi è semplice: l’oculista ti può consigliare come mantenere in salute i tuoi occhi, controllare che sia tutto a posto e magari trovare sul nascere dei disturbi che sono facilmente gestibili.

Ti ricordo di visitare il sito della Fondazione Salmoiraghi e Viganò al seguente indirizzo: www.fondazionesalmoiraghievigano.it

E ti ricordo il link per iscriverti ai restanti eventi.

You might also like

No Comments

Leave a Reply