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Emozioni e sentimenti – lettera all’autunno

Da qualche giorno siamo ufficialmente entrati nella stagione autunnale.
Ammetto di non essermene proprio accorta, presa dai miei millemila pensieri e cose da fare.

Distratta!
Ma ora che è arrivato posso scrivergli una lettera.

“Caro autunno,
sei arrivato senza far rumore, o forse ne hai fatto, ma era meno forte di quello che c’era nella mia testa.
Poco importa, sei qui ed egoisticamente ti dico che sei bello.
So che non piaci a molte persone perchè porti con te aria di malinconia: le foglie piano piano diventano più secche e cambiano colore, gli alberi cominciano lentamente a spogliarsi restando nudi. Chissà se loro provano vergogna nel restare completamente spogli davanti a tutto il mondo – forse un pochino si: le loro foglie diventano rosse proprio come le nostre guance prima di cadere a terra per proteggere le radici dal freddo che arriverà.
Anche le giornate, come gli alberi, cambiano. Cambiano per la quantità di luce disponibile, ma non per la quantità di impegni, ad insegnarci che molte cose dobbiamo imparare a farle nonostante il buio (anche quando il buio è dentro di noi).

Autunno, sai dirmi perchè i cambiamenti generano spesso malinconia nelle persone?
Secondo me perchè in qualsiasi forma di cambiamento c’è qualcosa che si deve lasciar andare.
Magari non per sempre, magari è una cosa che tornerà nuovamente come le foglie sugli alberi, ma non sarà la stessa identica di prima.


Ma.. forse la domanda giusta è un’altra: Autunno, sai dirmi perchè alle persone non piace la malinconia?
Questa cosa proprio non la capisco.
Forse perchè viene confusa con la tristezza, e la tristezza si sa, non piace a nessuno!
Non so se hai mai fatto un giro sul web, ma appena smetti di lavorare e arriva il tuo collega Inverno ti consiglio di farlo: è pieno di consigli su come “superare la tristezza”, “trasformare la tristezza”, “combattere la tristezza”, ma ben pochi dicono come viverla pienamente e consapevolmente!
Ma questo non risponde alla domanda.

Secondo me le persone spesso confondono EMOZIONI e SENTIMENTI, specie quando i sentimenti sono così sottili, leggeri e lievemente percettibili come la malinconia (insomma, la malinconia non è una roba così grande e grossa come può essere l’amore).

Quando ci sentiamo malinconici tendiamo ad associare il nostro stato d’animo alla tristezza, ma sono due cose diverse.

Le EMOZIONI riguardano un aspetto istintivo del nostro sentire, sono una cosa molto antica perchè radicata in parti del nostro cervello ataviche. Il loro scopo generale è quello di produrre una risposta specifica a uno stimolo (per esempio se stai camminando per strada immerso nei tuoi pensieri e all’improvviso senti un clacson che ti suona, potresti provare paura).
Le emozioni possono essere misurate oggettivamente (con i limiti della strumentazione e delle conoscenze che fino ad ora abbiamo) dal flusso di sangue, dall’attività cerebrale, dalle espressioni facciali e dalla posizione del corpo.
Le emozioni sono reazioni di valenza affettiva a certi stimoli, che possono essere esterni come un suono, un odore, un oggetto, o interni, come un pensiero o un ricordo. Le emozioni scatenano una serie di risposte ormonali e neurochimiche che producono uno stato di attivazione, spingendoci all’azione.

I SENTIMENTI sono una cosa un po’ più intima e meno “oggettivabile”, ma non per questo meno reali.
I sentimenti generano le stesse risposte fisiologiche e psicologiche delle emozioni, ma hanno una valutazione consapevole incorporata. In pratica coinvolgono la consapevolezza e l’apprezzamento delle emozioni e l’esperienza affettiva che stiamo vivendo.
Detta in parole povere sono delle emozioni con un allegato nostro totalmente personale che dipende da tantissimi fattori: il nostro temperamento, il contesto, le nostre esperienze passate, i nostri vissuti ecc..


L’emozione viene prima ed è universale.
I sentimenti sono associazioni mentali e reazioni a un’emozione e sono personali.
Due persone possono sentire la stessa emozione, ma viverla in modi diversi

Il Prof Baiocchi definisce il sentimento come un’evoluzione dell’emozione: il sentimento è una cosa molto più complessa che può contenere sia l’emozione negativa che quella positiva.

Autunno, scusami se mi sono dilungata in questo spiegone un po’ più noioso e tecnico, ma secondo me è importante che le persone imparino a distinguere queste due cose.
Soprattutto perchè spesso proviamo fastidio nel provare emozioni contrastanti verso una determinata cosa e scegliamo di provarne o una o l’altra, vivendo così esperienze o solo bianche o solo nere.

Il mondo è colorato e tu ce lo dimostri con tutte le sfumature dei tuoi colori.

Caro Autunno, grazie per avermi letta fino a qui.

Ti abbraccio,
Nat. “

Come capire se quello che provo è un’emozione o un sentimento?

Carta e penna alla mano, scrivi in merito a quello che stai vivendo:

  1. Durata – Da quanto dura ciò che stai provando? . Le emozioni sono stati transitori che vanno e vengono in tempi relativamente brevi, per esempio quando ti arrabbi: inizialmente sei arrabbiato forte forte, ma dopo qualche ora (se eri arrabbiato veramente forte, ma se no 20-30 minuti passa) .
    I sentimenti sono più stabili nel tempo, sempre con l’esempio della rabbia: una volta passata può lasciare spazio ad una sensazione di amarezza che dura nei giorni seguenti.
  2. Ordine di apparizione – C’è stao qualcosa prima?. Generalmente le emozioni compaiono prima dei sentimenti.
    Cerca di ripercorrere all’indietro l’evolversi dello stato che stai vivendo.
  3. Intensità – Quanto è forte ciò che stai provando?. Siccome lo scopo delle emozioni è di predisporci all’azione, esse sono molto intense!.
    I sentimenti, avendo anche una componente più “valutativa” sono meno intensi.
  4. Livello di elaborazione – Quanto ci pensi su per esprimerlo?. Le emozioni sono date inconsciamente, generando una risposta quasi immediata, mentre i sentimenti, richiedendo più tempo per la loro formazione, vengono elaborati in modo consapevole.
  5. Grado di regolazione – Quanto riesci a controllarlo?. Le emozioni sono difficili da controllare perché generano reazioni psicofisiologiche automatiche. Per esempio, non possiamo contenere del tutto emozioni come la paura o la gioia, anche se siamo bravissimi a controllarle in qualche modo vengono fuori: battiti accelerati, respiro corto, pupille dilatate. Sono delle reazioni fisiologiche automatiche.
    Le sensazioni invece sono molto più gestibili tanto da non renderle manifeste.

CRESCITA PERSONALE, facciamo due chiacchiere

Questo articolo nasce dall’idea di Valentina Vico (@vale_naturalentamente): una staffetta dove ogni settimana, dieci donne diverse, portano le loro riflessioni su un determinato argomento, nella speranza di stimolare riflessioni, dialoghi e confronti con i lettori.

Oggi si parla di “crescita personale”, un tema che in occidente sta prendendo parecchio piede negli ultimi anni.

Inizio col dare la mia personale e un po’ banale, ma efficace definizione: per me “crescita personale” significa semplicemente sviluppare le proprie qualità al loro massimo potenziale.
Il discorso potenzialmente si potrebbe concludere qui, ma noi facciamo quelli che ora decidono di aprire un mondo!

Facciamo un’analogia!
Prendiamo un seme; per poterlo fare crescere al meglio dobbiamo sapere di che seme si tratta, se è una palma, un baobab, una betulla o un ciliegio (si sa che piantare un baobab in una foresta di betulle non è un’idea definibile come grandiosa).
Per crescere al meglio è di fondamentale importanza conoscere la nostra vera natura; fondamentalmente proviamo a rispondere alla domanda “chi sono io?”.
Senza una risposta adeguata risulta difficile far crescere qualcosa che non si conosce.

Ma proviamo a mantenere, per quanto possibile, uno spirito pragmatico; ci sono delle costanti di cui bene o male tute le piante hanno bisogno: luce, acqua e una superficie su cui crescere.
Per noi umani è uguale, tutti noi abbiamo bisogno delle stesse cose per crescere interiormente, ma ognuno ha percorsi differenti.

La crescita personale, dal mio punto di vista, non è un’opzione, ma una necessità, un impulso innato che ogni essere umano possiede, magari in modo latente o in modo molto manifesto, ma comunque presente.
Ogni azione, ogni scelta, ogni pensiero che facciamo lo facciamo perchè crediamo che questo ci possa rendere felici. Anche gli sbagli!
La crescita personale è uno strumento che ci permette di trovare la felicità che cerchiamo, una felicità a lungo termine, duratura, solida, inattaccabile, una felicità legata molto al senso di soddisfazione personale dovuto ad una perfetta armonia tra quello che pensiamo, quello che sentiamo e quello che facciamo.

Con discreta sicurezza possiamo dire che ognuno di noi decide di intraprendere un percorso di crescita personale per raggiungere un senso di autorealizzazione (tutti noi vogliamo il nostro bene, giusto?); nessuno vuole vivere soffrendo e nessuno vuole vivere una vita dove si sente insoddisfatto!
La maggior parte di noi è abituata a pensare alla crescita personale come qualcosa di esclusivamente individuale e in parte è verissimo: nessuno può crescere al posto nostro!
Però dal momento in cui siamo costantemente in relazione col mondo esterno non possiamo pensare di escludere questo dal nostro percorso di crescita!
Credo sia davvero tanto impegnativo sentirsi pienamente autorealizzati senza tener conto di tutto ciò che ci circonda!

Possiamo agganciarci così al concetto di consapevolezza,
Consapevolezza di chi siamo, consapevolezza di ciò che ci circonda, consapevolezza delle conseguenze delle nostre azioni, consapevolezza di come il mondo ci influenza e consapevolezza di come i fenomeni interagiscono tra loro.
Penso che non ci sia cosa più importante di questa.
Viviamo in armonia quando, ogni giorno, compiamo scelte consapevoli su come viviamo, come ci relazioniamo con le persone, come mangiamo, come impieghiamo il nostro tempo ecc ecc..

E’ importante dire che la consapevolezza può essere coltivata, come tutto.
Lo strumento più efficace è la meditazione!
Grazie alla meditazione si possono affinare le nostre capacità mentali; grazie alla meditazione si possono sviluppare le nostre qualità come la generosità, la gratitudine, l’attenzione, la concentrazione, l’amore incondizionato, l’empatia, la compassione, la saggezza, l’equanimità, la chiara visione della realtà ecc ecc..

La meditazione porta alla consapevolezza, la consapevolezza ci fa crescere e crescendo diventiamo esseri umani liberi di prosperare!

Autorealizzazione e intersoggettività

Nei giorni passati riflettevo sul fatto che viviamo in periodo storico strano, fatto principalmente da contraddizioni.
Questo pensiero è nato dal fatto di osservare come siamo tutti iperconnessi: abbiamo i social che ci permettono di sapere cosa fanno i nostri amici, di condividere con gli altri cosa facciamo, grazie ad internet possiamo contattare il nostro amico che sta dall’altra parte del mondo alla stessa velocità di come se fosse seduto al nostro fianco.
E’ una cosa che trovo meravigliosa, eppure percepisco una nota stonata: ci sentiamo sempre più soli, siamo sempre più soli e ci comportiamo sempre più come se fossimo soli.
Mi spiego prendendola un po’ alla larga.
Da un punto di vista superficiale, buona parte dei problemi che abbiamo si può categorizzare come un problema dovuto alla mancanza, o cattiva comunicazione. Si soffre perchè gli altri non capiscono quello che vogliamo dire, si creano conflitti perchè non capiamo cosa realmente le altre persone ci stanno comunicando, ma si soffre anche perchè le varie parti da cui siamo composti comunicano male fra loro creando incomprensioni, conflitti interiori, pensieri limitanti ecc ecc…
Viviamo in un mondo in cui abbiamo tantissimo. Abbiamo tantissimi modi per comunicare, ci scambiamo una quantità infinita di parole.. Ma la QUALITA’?

[Premessa doverosa: in questa sede le parole ego/egoismo verranno usate come sinonimi in un’accezione puramente negativa. Gli aspetti positivi e approfondimenti di ego ed egoismo verranno trattati un’altra volta per non annoiare]

Che cos’è che fa si che noi non riusciamo a comunicare bene? L’EGO.
Pensaci. Quando sei arrabbiato pretendi che l’altra persona capisca esattamente le tue ragioni e le condivida, e solitamente non fai alcuno sforzo per porti diversamente: questo è ego.
Quando un’altra persona è arrabbiata con te, solitamente non fai alcuno sforzo per far sì che quella persona possa esprimere meglio le sue ragioni: questo è ego.
Quando una parte di te vuole a tutti i costi sovrastare le altre, quello è il tuo ego che si manifesta.
L’ego è quella parte di noi che ci fa permanere in uno stato di sofferenza: siamo chiusi e non aperti alla vita, alle relazioni e alle nuove esperienze perchè troppo concentrati su noi stessi.

C’è chi dice: “l’essere umano è per natura egoista”. Non è esattamente così, vediamo da dove arriva questo pensiero.
Senza ad andare a rispolverare le teorie geocentriche del sole che gira attorno alla terra, o l’uomo al centro del mondo, o alla legge del più forte o altre teorie abbondantemente superate; partiamo da un neonato.
Il neonato, un esserino profondamente egoista, che pensa solo a sè stesso e che è attaccato alla mamma solo perchè questa gli dà da mangiare e soddisfa i suoi desideri generando piacere nel piccolo. Buona parte della psicologia ci ha fatto credere questo per un sacco di tempo (fortunatamente le cose stanno cambiando).
E’ veramente così? Da un punto di vista superficiale si, ma andiamo nello specifico.
E’ vero che il neonato è attaccato alla mamma, ma non per una questione di cibo e bisogni. C’è un altro meccanismo alla base che fa sì che l’attaccamento sia una conseguenza, non un istinto innato. Questo meccanismo è un istinto di “sintonizzazione emotiva” con la mamma. Il bambino è naturalmente portato a sintonizzarsi con la mamma, questa cosa si chiama intersoggettività ed è una meravigliosa danza di sguardi, di carezze, di suoni dolci, di coccole e di sorrisi. Studi scientifici dimostrano che ancor prima del cibo, il bambino ha bisogno di RELAZIONI POSITIVE, e se queste non si presentano, il bambino si lascerà morire.
L’intersoggettività crea le condizioni per il manifestarsi dell’attaccamento, ma questo è un altro discorso.
A noi ora ci interessa sapere che siamo naturalmente portati a vivere relazioni positive, è un nostro istinto e un nostro bisogno primario, più forte del cibo, del sonno o altro ancora: abbiamo bisogno sintonizzarci emozionalmente con gli altri, abbiamo bisogno di rendere felici gli altri, abbiamo bisogno di relazionarci con gli altri, abbiamo bisogno di interagire creando un senso condiviso e positivo della realtà. Ne abbiamo bisogno come l’ossigeno.
Poi mentre cresciamo qualcosa va storto e cominciamo a chiuderci in noi stessi (colpa dell’ego).

Immagina l’ego come una casa, la casa dei tuoi sogni: un giardino stupendo, magari con una piscina se la desideri, una casa con l’arredamento che hai sempre desiderato, ricca di ogni confort.
All’interno di questa casa tu stai benissimo, eppure ogni tanto ti tocca uscire. E cosa ti succede quando sei fuori? Desideri che tutto il mondo sia confortevole come casa tua, che tutto il mondo funzioni come casa tua e che tutto il mondo soddisfi i tuoi desideri di felicità come casa tua. Quando sei fuori casa provi una sensazione di disagio e di paura che fai fatica a gestire e provi a fronteggiare queste sensazioni cercando di manipolare il mondo esterno affinché sia simile a casa tua.
Eppure, più cerchi di cambiare il mondo esterno, più ti rendi conto che questo non cambia, e più cerchi di fare le cose a modo tuo e meno ti senti a casa.

Tutti funzioniamo in questo modo e siamo attaccati alla nostra casa immaginaria. Ci sono persone, però, che hanno realizzato che non è cercando di cambiare il mondo esterno secondo i nostri desideri che stiamo meglio, ma stiamo meglio solo quando realizziamo uno stato interiore di pace, serenità e amore. Questa è l’AUTOREALIZZAZIONE!

E a proposito di autorealizzazione, riporto qui delle parole di Mauro Scardovelli, perchè penso che abbia espresso in modo chiaro e semplice la vera essenza dell’autorealizzazione:

“Io mi realizzo veramente e realizzo il mio bene, ma in relazione a che cosa? Al bene degli altri! Co-evolvo insieme al bene degli altri. Non realizzo il mio bene separatamente dagli altri: quella è un’altra fondamentale illusione narcisistica!
Realizzare chi sono: “IO FINALMENTE MI VOGLIO BENE”.. Attenzione! A persone che dicono così bisogna stare lontanissimi, perchè vogliono bene a loro, a sè stessi, escludendo gli altri.
E allora torneremmo a Eraclito quando dice: “La fonte di tutto è una: POLEMOS”, la guerra; perchè ogni ente, per mantenersi, deve difendersi da tutti gli altri. E continua Eraclito: “ogni essere umano addormentato, vive nel proprio mondo”, e quindi che cosa può realizzare? La SUA esigenza, il SUO bene, sottolineando soprattutto SUO, mettendo molto sullo sfondo “bene”, e togliendo del tutto dalla frase il “bene insieme a quello degli altri”, cioè il bene comune.

Sono mille i modi in cui gli esseri umani sanno ingannare sè stessi. Aiutare un essere umano è difficilissimo perchè è diabolicamente preparato a difendersi da ogni forma di aiuto che può ricevere dall’esterno, è diabolicamente preparato a rifiutarlo.
Riprendendo i grandi temi classici, Platone e Aristotele ci dicono: ognuno di noi è un bene e realizzare CHI SIAMO è un bene.. ma per chi? Per noi, per tutti gli altri, per la famiglia, per la città e per la Polis.
Quindi quando io mi realizzo, non sono mai in conflitto con gli altri! Se lo sono, vuol dire che non sto realizzando il mio bene. Attenzione, sto dicendo “non sono in conflitto con l’ANIMA (l’essenza profonda della persona) degli altri”, ma con l’EGO degli altri è diverso: quanto più mi realizzo tanto più sono in conflitto con l’ego degli altri. Ed ecco qui la necessità per alcune persone di sapersi isolare dai contesti dove abitano, perchè sono contesti tossici in cui ci si allea per rimanere stagnanti nei livelli bassi della coscienza.
Quindi l’ego non perdona chi cerca di assecondare l’anima, perchè l’anima e l’ego sono incompatibili.
Nella mistica si dice che l’ego deve essere sciolto, deve morire affinchè l’anima possa vivere.
L’ego va visto come un seme, un passaggio. Il seme muore, ma se il seme vuole continuare a rimanere seme non può diventare un albero. E lo stesso è l’essere umano.

 

La maggioranza di noi è abituata a vedere l’autorealizzazione come un percorso un percorso iper-individuale dal quale il resto del mondo viene escluso; questo è l’ego.
Apriamo il nostro cuore; non possiamo pensare di autorealizzarci separatamente dagli altri. Siamo dei soggetti interconnessi e viviamo in un brodo di intersoggettività.
Facciamo tutti parte dello stesso sistema, siamo come un grande organismo.
Immagina per un attimo che il tuo cuore cominci a fare i suoi comodi pensando: “mah, io oggi mi sento stanco, facciamo che batto un po’ di meno”. Sarebbe un problemino, giusto?
Le cellule del cancro sono cellule egoiste: cominciano a farsi i fatti loro mettendo a rischio l’intera vita dell’organismo.
Oltre al cancro come malattia fisica, quanti cancri abbiamo al giorno d’oggi? Quanti cancri a livello sociale, culturale, politico, ambientale, economico?

Compi scelte di vita consapevoli, porta la consapevolezza in ogni azione quotidiana: come ti relazioni con le persone, come mangi, come impieghi il tuo tempo, come scegli i prodotti che utilizzi, come ti prendi cura di te stesso, come ti comporti, ecc ecc..
Sii consapevole delle tue azioni, sii consapevole del fatto che ogni tuo gesto, anche il più piccolo, ha delle conseguenze; e fa che queste conseguenze siano positive per te stesso, per gli altri e per meraviglioso equilibrio di questo pianeta.

Terra diatomacea – scrub intestinale e altri benefici

Chi ha mai pensato di bere un bicchiere di terra la mattina per iniziare al meglio la giornata?

La terra in questione è una terra molto speciale: la terra diatomacea o terra silicea.
Questa terra è composta da diatomee, delle alghe unicellulari antichissime, che nel corso dei secoli (tanti tanti secoli), si sono fossilizzate e sono state ridotte a “farina” fino a formare, appunto, questa farina fossile.
Viene chiamata anche terra silicea perchè la parete di queste alghe, oltre ad avere molte sostanze organiche, è principalmente composta da silice.

Ecco, probabilmente ora ti starai chiedendo: ma perchè mi devo bere delle alghe scadute da qualche milione di anni che sono diventate ormai delle mummie polverizzate?

Ottima domanda.

Le ragazze, spesso e volentieri, sono solite farsi dei bellissimi scrub sulla pelle. Lo fanno per asportare le cellule morte, favorire la crescita di cellule nuove e di conseguenza avere una pelle più sana, bella e che svolga perfettamente la funzione di membrana tra la parte interna del nostro corpo ed il mondo esterno.

MA… pochissime persone pensano di fare  uno scrub intestinale!
Eppure avere un intestino pulito e sano è quasi più importante che avere una pelle pulita. Conosciamo tutti il detto “l’intestino è il nostro secondo cervello”, e tutti sappiamo che avere dei villi intestinali puliti, sani ed in forma è una cosa indispensabile per una buona assimilazione dei nutrienti che assumiamo attraverso il cibo.  Colgo questa occasione per aprire una piccola parentesi: in alcuni casi, le carenze nutritive che abbiamo non sono causate da una cattiva alimentazione, bensì da un cattivo funzionamento intestinale.
Ora, ci sono tante teorie su come “pulire l’intestino”: c’è chi fa diete monofrutto, chi diete a base di soli estratti, c’è chi passa direttamente al digiuno; poi ci sono pratiche come i clisteri, il Shank Prakshalana, vari protocolli più o meno complessi di assunzione di prodotti come fibre vegetali, probiotici ecc..

In questo articolo propongo un metodo di pulizia molto dolce e molto efficace!

Per la caratteristica fisica di queste alghe, la terra diatomacea si rivela un ottimo esfoliante naturale; riesce a scrubbare tutto il canale digerente.
Spazza via residui di cibo incrostati ai villi, attira a sè metalli pesanti (è un potente chelante naturale), virus, residui di pesticidi, residui di farmaci ecc.. e viene espulso tutto naturalmente tramite le feci!

I benefici saranno evidenti in poco tempo: se si soffre di gonfiore addominale, esso tenderà a ridursi, migliorerà la regolarità intestinale, ed è un ottimo rimedio se si soffre di candida.

Quanto detto fin ora è una spiegazione dell’azione meccanica della terra diatomacea.

Abbiamo detto prima che questa terra è ricca di silice.

Ma che cos’è e a cosa serve?

Il silicio è un minerale moooolto presente in natura. Nell’uomo si trova in forma organica legato con l’ossigeno e prende il nome di silice.
E’ uno di quegli elementi molto presenti nei corpi dei bambini e man mano che si invecchia, le scorte di silice del corpo umano vengono depauperate.
Nel corpo umano la silice è molto presente nei tessuti connettivi, infatti la sua funzione è proprio la protezione dal processo di degenerazione.
La silice è molto importante per i processi neuro-sensoriali: migliora la conducibilità elettrica e quindi la comunicazione fra cellule. A proposito di cellule, la silice migliora la capacità di trasporto di sostanze all’interno e all’esterno delle cellule (potete immaginare a livello biologico quanto sia importante questa funzione).
Favorisce la formazione di collagene, quindi la pelle ringrazierà a lungo termine, migliora l’elasticità dei vasi sanguigni, fortifica le ossa e protegge dai danni muscolari (questo per gli sportivi).

Nell’alimentazione odierna, ricca di prodotti raffinati, decorticati e molto lavorati, la presenza della silice è molto scarsa. Questo porta ad un invecchiamento precoce della pelle, un peggioramento dello stato di capelli ed unghie, perdita di elasticità dei tessuti e conseguentemente a smagliature, oltre ad uno stato di affaticamento e spossatezza.

 

Per concludere: come assumere la terra diatomacea?
Facile: un cucchiaino da tè sciolto in un bicchiere di acqua, la mattina prima di fare colazione.
Non prenderla 365 giorni l’anno. Bastano dei periodi di assunzione della durata di 3 settimane, ripetuti per 4 volte l’anno.
Magari sfrutta i periodi di cambio di stagione, quanto il tuo corpo è un pochettino più stanco, per avere una carica in più!

Stare a piedi nudi

“Sei una persona con i piedi per terra”!
Qualcuno se lo sarà sentito dire. E’ un detto che denota una persona concreta, molto radicata alla “realtà oggettiva”.

Radicata… a proposito di radicamento, ho già citato Lowen in un articolo precedente ; bene il nostro (ormai) amico ha dedicato un intero capitolo al “radicamento” (o “grounding” ,come chiama lui) nel suo libro “La spiritualità del corpo”.
Riporto le sue parole:

[…] grounding o “messa a terra”, ossia il collegamento energetico con la terra. Se un sistema energetico (per esempio un circuito elettrico) non ha la messa a terra, c’è il rischio che un sovraccarico lo travolga e lo faccia saltare. Allo stesso modo gli individui privi di grounding rischiano di essere travolti dalla forza delle sensazioni […] .
Noi esseri umani siamo come gli alberi: radicati al suolo con un’estremità, protesi verso il cielo con l’altra, e tanto più possiamo protenderci quanto più forti  sono le nostre radici terrene. Se sradichiamo un albero, le foglie muoiono; se sradichiamo una persona, la sua spiritualità diventa un’astrazione senza vita.
Alcuni potranno obiettare che gli uomini non hanno radici come gli alberi. Ma, in quanto creature terrestri, noi siamo collegati al suolo con i piedi e con le gambe.
[…] In bioenergetica il termine grounding rimanda al collegamento della persona con la terra, che è la sua realtà fondamentale.

Fortunatamente nel corso dei secoli l’uomo ha inventato le scarpe (che via via sono riuscite ad allontanarsi dalla loro originaria funzione di semplice protezione, assumendo forme più o meno belle, varie utilità in funzione del contesto ecc ecc… diciamo che il range di funzioni che le scarpe hanno assunto si è ampliato nel corso del tempo), utilissime ed essenziali per molte faccende.

Beeelle le scarpe (il 90% delle donne lo sa bene), ma ogni tanto è bene toglierle e viaggiare a piedi nudi.
Più che ogni tanto, sarebbe meglio ogni spesso, ma ognuno fa quel che può.


Viaggiare a piedi nudi apporta tanti benefici alla salute!

Innanzitutto migliora la postura: già il fatto che la maggior parte di noi trascorra il tempo china su una scrivania non è una gran cosa, in più se aggiungiamo il fatto che quando camminiamo usiamo delle scarpe che, per quanto comode (ma spesso usiamo scarpe terribili con suole piattissime o tacchi di discutibile comodità), costringono il piede in una posizione non ottimale all’appoggio e quindi la falcata, la posizione della schiena, del collo, della testa e del corpo in generale ne risentono negativamente, portandoci eventualmente a sentire dei dolori a livello di schiena, collo o anche mal di testa (si, anche il mal di testa può essere frutto di una scorretta postura) .
Quando camminiamo a piedi nudi il nostro corpo assume naturalmente una postura corretta! Non può che farci bene, giusto?

Qualora usassimo delle scarpe da ginnastica supermegaiperultra performanti (ed in alcuni sport come per esempio la corsa è bene usarle), i muscoli preposti alla stabilizzazione del piede e delle caviglie e della gamba ne risentono, si “impigriscono” e possono portare ai malesseri sopra citati.
Quindi sarebbe carino che le persone che si sentono immuni ai problemi di postura grazie alle loro scarpe/solette/aggeggi vari, rivedano un pochino questa posizione (nei limiti del buon senso, ovviamente).

Camminare a piedi nudi fa benissimo alla circolazione sanguigna! Questo è un argomento che riguarda molto le donzelle: problemi come ritenzione idrica, sensazione di pesantezza alle gambe ecc, possono essere causati da delle scarpe non idonee ad un corretto appoggio del piede (tacchi, ballerine o altre cose strane non sono molto amiche della salute dei piedi e delle gambe).
Camminare a piedi nudi favorisce un corretto ritorno venoso e può giovare a questo tipo di problemi.

Migliora le prestazioni sportive. Si, perchè migliorando la postura e non lasciando impigrire i muscoli stabilizzatori, l’equilibrio (e conseguentemente anche la coordinazione, la velocità, la potenza ecc..) del corpo migliora notevolmente e questo non può che far bene alle performances atletiche!
Quindi gente, durante i vostri allenamenti usate le scarpe solo per lo stretto indispensabile!

Inoltre, secondo la medicina tradizionale cinese, nel piede terminano tantissimi meridiani, quindi camminando a piedi nudi riusciamo a massaggiarli un po’ tutti, facendo un enorme favore a tutti i nostri organi interni che ci ringrazieranno funzionando al meglio!

E poi beh, le parole di Lowen sono state abbastanza esaustive, secondo me.

 

Ma al di là di tutto, camminare a piedi nudi la trovo un’attività proprio bella!!
Personalmente mi da un sacco di felicità e soddisfazione: camminare in un prato e sentire il contatto dei piedi con l’erba oppure camminare sulla sabbia (beh, magari non quando è a tremilaottocento gradi) o sul bagnasciuga sono cose bellissime!
Sono momenti in cui me la godo proprio tanto!