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Muffin al vapore

Mentre sto buttando giù le parole per scrivere questa ricetta ho osservato un fenomento: come siamo tanto bravi a narrare a ritroso, a inventare storie che ci convincono di aver capito gli eventi che sono successi nel passato, mentre facciamo molta più fatica a inventare storie proiettate nel futuro, come se avessimo paura di vedere l’incertezza che permea il racconto.

La scienza si basa un po’ su questo: cerca di raccontare storie quanto più vere possibili per dare un senso ai fenomeni che si osservano.
È un po’ come se in allegato alla conoscenza di un fenomeno ci sia anche il senso di sicurezza.

Più si conosce qualcosa e più ci si sente sicuri di usarlo.
Ma è sempre così? La conoscenza è vero che produce sicurezza, ma non necessariamente competenze pratiche.

Questo che c’entra con dei muffin?

C’entra che sono nati da uno sbaglio: uno yogurt venuto male.
Sono solita autoprodurmi yogurt da tantissimi anni, ormai so come farlo venire bene (con il latte di soia non è proprio immediato), so che caratteristiche deve avere il latte, so come deve andare trattato, so i tempi di fermentazione giusti e un sacco di altre variabili.

Questo giro, per qualche “strana” ragione non è venuto e la reazione spontanea che mi è venuta è stata quella di iniziare a narrare a ritroso la storia dello yogurt per cercare di convincermi di aver capito che cosa è andato storto.


[SPOILER: non l’ho capito]

Lo yogurt aveva la consistenza leggermente più densa di quella del latte, il sapore era buono, ma non dava soddisfazioni per le ciotole di cereali la mattina, così ho deciso di utilizzarlo per fare un dolce.
Veniamo alla ricetta

INGREDIENTI:

  • 250 g di farina integrale
  • 200 g di “yogurt sbagliato” (credo che 200g di latte o yogurt di soia siano la stessa cosa: magari aggiustatevi ad occhio con qualche grammo di farina in più o in meno)
  • 60g di zucchero di cocco
  • 40g di olio di cocco
  • 100g di cioccolato fondente (o gocce di cioccolato)
  • 1 bustina di lievito per dolci

Essendo che i muffin verranno cotti a vapore, mentre inizi a preparare l’impasto ti consiglio di mettere l’acqua a bollire.

Il procedimento è semplice semplice: in una ciotola unisci gli ingredienti secchi setacciati, e piano piano unisci anche quelli liquidi. Mescola bene fino a sciogliere tutti i grumi e trasferisci in degli stampini per i muffin (io ho utilizzato quelli in silicone)

Quando l’acqua bolle metti gli stampini nella vaporiera, chiudi con il coperchio (che non dovrai assolutamente alzare per tutto il tempo della cottura) e lascia cuocere per 25 minuti.

Lasciali raffreddare prima di mangiarli!

Da malattia a benattia

Ci sono persone che colpiscono.

Colpiscono senza necessariamente un motivo ben definito, logico e razionale. Colpiscono per un’emozione, una sensazione, un qualcosa di indefinito che permea il loro modo di vivere, il loro modo di fare, la loro personalità, la loro storia ed il loro essere.

Il protagonista di questa (prima) storia è una di quelle persone.

Lui si chiama Antonio e ho la sensazione che dare le classiche informazioni su di lui come quanti anni ha, che lavoro fa e così via, ci allontani dal conoscere chi realmente lui sia.

La cosa che colpisce di più di Antonio è la sua calma, la sua serenità, ma soprattutto la sua positività, una positività che sembra contagiosa! Antonio è una di quelle persone che riesce ad apprezzare e a godere fino in fondo delle piccole cose della vita; e no, non è una di quelle frasi fatte che spesso si sentono in giro: dopo una serata passata in sua compagnia, ci si può rendere conto della profonda verità di queste parole.

Le nostre caratteristiche personali sono per la maggior parte frutto di esperienze che abbiamo vissuto e di cosa siamo riusciti a comprendere da queste esperienze.

Così, le qualità di Antonio appena descritte sono nate, cresciute e sviluppate grazie al modo in cui lui è riuscito ad interpretare gli eventi della sua vita, dal momento in cui è nato fino ad ora.

Ci sono eventi più impattanti di altri, eventi che lasciano un segno indelebile nei nostri ricordi e nelle nostre emozioni. Questi eventi possono essere sia belli che brutti e hanno il potere di direzionare il corso della nostra esistenza.

Brevissimamente: ad Antonio nel 2002 è stato diagnosticato il morbo di Crohn, malattia che fino al 2009-2010 non ha dato troppi problemi. Ad un certo punto le cose sono peggiorate drasticamente fino a portarlo in fin di vita.

Provate a pensare come si possa sentire un ragazzo giovane al quale viene detto che di lì a poco sarebbe finito tutto e intanto sta provando dolori fisici indescrivibili che gli rendono impossibile vivere.

Antonio avrebbe dovuto subire un’intervento che però aveva pochissime probabilità di andare a buon fine.

Sicuramente questo fatto ha tutto il diritto di rientrare nella categoria di “eventi fortemente impattanti”.

Antonio ha deciso di non operarsi e di provare a percorrere la strada di una guarigione forse più lenta, forse più difficile, ma sicuramente una guarigione profonda, naturale, reale e duratura che lo ha portato a riscoprire parti di sè che negli anni aveva imparato a soffocare.

Affidandosi ad una figura competente, ha cambiato modo di alimentarsi in modo tale da poter permettere al proprio corpo di mettere in atto quei magici processi di “restauro” di cui è capace; e poi pian piano ha cambiato modo di pensare, ha cambiato modo di approcciarsi alla vita, insomma ha “cambiato” tutta la sua vita.

Metto cambiato tra virgolette perchè Antonio dice che apparentemente è cambiato tutto, ma in realtà questo evento gli ha permesso di riscoprire un Antonio vero, senza maschere e senza filtri, un Antonio che era lì, dentro di lui ma al quale non ha mai dato molto ascolto.

Ha scelto di intraprendere un percorso di apertura verso la vita, di conoscenza e di riscoperta interiore; un percorso che probabilmente all’inizio non è stato facile perchè lo ha portato a “perdere” tutto ciò che aveva: compagna di vita, lavoro e amici, ma che poi gli ha restituito tutto in maniera più abbondante e più in sintonia con la sua vera natura.

Dalla sofferenza si impara, e anche molto.

Certe situazioni-limite ci permettono di riflettere profondamente sul significato della vita, su cosa abbiamo fatto fino ad ora, e su cosa sia realmente significativo al fine di un’esistenza gioiosa e prospera.

Antonio ha imparato ad accarezzare la propria vita, e la vita di chi lo circonda. Delicatamente, proprio come una carezza: semplicemente grazie al suo essere, Antonio ha questa magia di riuscire ad infondere nelle persone la gioia di vivere e la bellezza di apprezzare le piccole cose della vita, e di essere grati e gioiosi di ciò che il mondo può offrire.

Ecco che la malattia si è trasformata in benattia (detta alla Francesco Oliviero).

Grazie a questa esperienza ha acquisito una visione più ampia dell’essere umano: ora sta studiando medicina tradizionale cinese e trattamenti energetici, ed inoltre si occupa di divulgare l’amore per il cibo (cibo sia per il corpo che cibo per l’anima). L’amore per il cibo naturale, semplice, vivo, un cibo che gli ha permesso di acquisire un livello di salute tale da affermare di stare meglio di prima che si ammalasse.

Vi lascio un breve video nel quale Antonio racconta un pochino di sè stesso:

Il fatto di essere felici, di provare felicità in maniera costante, di far si che la felicità sia presente in ogni momento della propria vita probabilmente è una scelta. Una scelta che arriva pian piano oppure arriva all’improvviso dopo eventi fortemente impattanti.

Antonio è una di quelle persone che trasmette felicità e trovo che questa poesia, “Ode al giorno felice” di Neruda lo rappresenti a pieno:

Questa volta lasciate che sia felice,

non è successo nulla a nessuno,

non sono da nessuna parte,

succede solo che sono felice

fino all’ultimo profondo angolino del cuore.

Camminando, dormendo o scrivendo,

che posso farci, sono felice.

Sono più sterminato dell’erba nelle praterie,

sento la pelle come un albero raggrinzito,

e l’acqua sotto, gli uccelli in cima,

il mare come un anello intorno alla mia vita,

fatta di pane e pietra la terra

l’aria canta come una chitarra.

Tu al mio fianco sulla sabbia, sei sabbia,

tu canti e sei canto.

Il mondo è oggi la mia anima

canto e sabbia, il mondo oggi è la tua bocca,

lasciatemi sulla tua bocca e sulla sabbia

essere felice,

essere felice perché sì,

perché respiro e perché respiri,

essere felice perché tocco il tuo ginocchio

ed è come se toccassi la pelle azzurra del cielo

e la sua freschezza.

Oggi lasciate che sia felice, io e basta,

con o senza tutti, essere felice con l’erba

e la sabbia essere felice con l’aria e la terra,

essere felice con te, con la tua bocca,

essere felice.

Grazie therawildmind!

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